La demenza è una condizione complessa e sempre più rilevante dal punto di vista sanitario, sociale ed economico.

Le diverse forme di demenza stanno registrando un incremento preoccupante nella popolazione generale, al punto da essere considerate, in un rapporto dell’OMS e dell’Alzheimer’s Disease International, una priorità globale per la salute pubblica. A livello mondiale, si stima che circa 48 milioni di persone siano affette da demenza: la forma più comune è la malattia di Alzheimer. L’aumento progressivo di queste è destinato a crescere rapidamente, raggiungendo una stima di 131,5 milioni di casi entro il 2050 con conseguenze significative per i sistemi sanitari, le famiglie e la società nel suo complesso (Kim et al., 2017).

Caratterizzata da un’elevata eterogeneità, la demenza si manifesta con una variabilità clinica che include differenze nell’eziologia, nei fattori di rischio, nella presentazione dei sintomi, nei modelli patologici, nella progressione e nella prognosi. Questa diversità si estende anche alle tendenze epidemiologiche, ai determinanti sociali della salute, agli effetti economici e alle disparità nell’accesso ai servizi sanitari e di assistenza a lungo termine, rendendo la gestione della demenza una sfida complessa per i sistemi sanitari e di supporto Non essendo ancora disponibile una terapia farmacologica risolutiva, gli approcci non farmacologici hanno acquisito negli anni sempre maggiore rilevanza. Molto frequente in questo ambito è diventata la contaminazione culturale. Discipline lontane sia geograficamente che culturalmente spesso possono essere “prestate” alla demenza con finalità riabilitativa.

Il Suminagashi, antica pittura sulla superficie dell’acqua, è una tecnica giapponese risalente circa all’anno Mille. Letteralmente il termine si traduce come “inchiostro galleggiante”, riferimento diretto all’inchiostro che galleggia e si trasferisce su carta di riso. La tecnica del Suminagashi deriva dalla nota arte della calligrafia giapponese “shodō”, con la quale condivide l'uso dei materiali principali ed è un processo meticoloso che richiede pazienza e maestria. Si inizia preparando uno specchio d’acqua, generalmente una piccola vasca o anche una ciotola poco profonda, dove viene versato un inchiostro speciale, tipicamente nero, ma anche colorato, che fluttua in superficie.

L’inchiostro non si mescola, ma resta sospeso formando disegni o venature simili al marbling. Attraverso movimenti leggeri, come il soffio, l’uso dei pennelli e altri strumenti, l’artista manipola l’inchiostro creando vortici, ondulazioni e linee intricate. Al termine di questa esperienza sensoriale la trama creatasi si trasferisce su un foglio di carta di riso semplicemente appoggiandolo per qualche secondo sulla superficie acquea.

Il trasferimento del colore sul foglio di carta di riso è un momento magico: ciò che fluttuava nella vasca prende corpo. Lo stimolo ulteriore è fornito poi dalla lettura dell’impronta cromatica sulla carta di riso. Il vissuto emotivo diventa forma nel colore e nell’esperienza. L’ ultima tappa del lavoro è quella di dare un titolo o un nome al dipinto così magicamente ottenuto, in modo da definire ulteriormente l’opera d’arte nata dalle proprie emozioni spontanee. Ogni stampa del Suminagashi è unica e la sua bellezza sta proprio nella natura imprevedibile della tecnica. In contrasto con altre forme d’arte giapponese, il Suminagashi celebra il movimento naturale dell’acqua e dell’inchiostro, lasciando che l’arte emerga spontaneamente.

A questo punto arriva la terapia…

Le pratiche artistiche come il Suminagashi fungono da stimolo per i sensi, favorendo un’esperienza meditativa, riducendo l’ansia e stimolando le funzioni cognitive. Diversi studi hanno dimostrato che l’arte può essere un mezzo utile per migliorare l’umore, ridurre la depressione o/e stati di agitazione e offrire una via relazionale in particolar modo per le persone affette dalla sindrome di Alzheimer e dalle altre patologie dementigene. Allo stesso tempo rappresenta una possibilità di esplorare nuovi percorsi di cura, apportando al paziente benessere e soddisfazione. Promuovere attraverso l’esperienza artistica la rievocazione di esperienze ed emozioni piacevoli, aumenta il livello di consapevolezza e rinforza il senso d’identità.

La stimolazione attraverso l’uso di immagini indubbiamente è di grande aiuto nel sostenere la memoria remota e di conseguenza promuovere il recupero di elementi del passato da parte di questi pazienti per cui il recupero mnestico è un deficit primario e ingravescente. L’arte del Suminagashi, in particolare, con la sua natura fluida e per nulla schematizzata permette a queste persone di esprimersi liberamente senza pressioni di perfezione. Può ridurre lo stress e promuovere un senso di realizzazione anche nei casi di grave deterioramento cognitivo. La tecnica è accessibile a persone di tutte le età e con diversi livelli di abilità.

La possibilità di manipolare l’inchiostro inoltre offre un’esperienza tattile che facilmente stimola la memoria sensoriale. In conclusione l’arte antica del Suminagashi unisce bellezza, tradizione e filosofia. La sua eleganza discreta e la sua capacità di catturare il movimento libero rendono ogni pezzo unico, come una impronta del momento. Offre un'occasione per rallentare, osservare e apprezzare la bellezza nei piccoli dettagli celebrando l’armonia tra uomo, natura e arte. I pazienti affetti da demenza grazie al Suminagashi acquisiscono veri e propri “ponti di comunicazione” efficaci con l’interlocutore, necessari per incoraggiare una migliore qualità di vita nel proprio ambiente con l’obiettivo di potenziare non solo la salute cerebrale e quindi fisica, ma anche sociale e relazionale.

Per vedere il mondo in un granello di sabbia e il paradiso in un fiore selvatico tieni l’infinito nel palmo della mano e l’eternità in un’ora.

(W. Blake)

Il guardare una cosa è ben diverso dal vederla. Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.

(O. Wilde)