Padova città che ha dato vita al Trecento con Urbs Picta e Padova città della danza. Da questo luogo in cui Giotto affrescò la Cappella degli Scrovegni, si sono mossi nel tempo protagonisti del mondo dell’arte di Tersicore. Nella città che diede i natali a Riccardo Drigo, compositore che divenne celebre alla corte degli Zar per le splendide e immortali melodie scritte per il balletto, le scuole di danza hanno sempre avuto un ruolo protagonista. Tra queste, sicuramente, Spazio Danza della maestra Laura Pulin, danzatrice diplomata all’Accademia Nazionale di Danza di Roma, coreografa e insegnante. Anima di un festival che ogni anno porta nella città del Santo la crème della danza contemporanea e le avanguardie più interessanti. L’incontro con Laura Pulin non poteva che avvenire in sala danza alla fine di una lezione: sbarra, centro e variazioni.
Laura Pulin, lei è l’instancabile animatrice di spettacoli e festival dedicati alla danza ma anche al teatro. Oggi, non più danzatrice in scena, ma coreografa e insegnante.
Dopo tantissimi anni di esperienze di teatro sicuramente in questi ultimi anni l’insegnamento ha preso il sopravvento. Mi trovo molto bene in sala a contatto con le persone, con le loro diverse esigenze. Trovo che ci sia una grande gioia nel condividere questi momenti di danza che partono col riscaldamento alla sbarra all’inizio della lezione fino alla fine con le variazioni al centro. Forse, in questo momento particolare della mia vita, l’insegnamento mi sta dando moltissime soddisfazioni.
È conosciuta anche per essere una grande sperimentatrice sul palcoscenico, lavora con il suono, con le luci, non tralascia nulla dell’evento performativo. È qualcosa che nasce oggi o le appartiene da sempre?
È una passione che nasce da lontano. Già quando frequentavo l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, avevo un’attenzione particolare per tutto ciò che accadeva in scena. Osservare le persone che danzano, trovare delle suggestioni o delle visioni che potessero suggerire altre situazioni performative, erano tutti aspetti che mi incuriosivano. La coreografia è nata molto lontano e, forse, è sempre stata dentro di me. Mi ha sempre affascinato l’idea di poter creare a partire da spunti stimolati dalla lettura di un libro, o un quadro, l’ascolto di una musica, da una persona. Insomma, tantissimi punti diversi che suggeriscono e hanno suggerito tanti differenti lavori. Traendo, dunque, ispirazione dalla mia vita.
Laura Pulin non si ferma mai, è sempre alla ricerca di nuove ispirazioni. Cosa bolle in pentola?
Stiamo pensando di tornare a lavorare con la musica dal vivo. Questa è un’esperienza che ho già fatto anni fa ed è stato qualcosa di estremamente interessante e stimolante. Adesso abbiamo intenzione di riprendere questa modalità live in occasione di collaborazioni con il Conservatorio Pollini di Padova e con i suoi maestri compositori. Su questo fronte si stanno aprendo nuovi progetti e idee. Con i giovani, ad esempio, la collaborazione è sorta col maestro Julian Scordato, responsabile della Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio padovano e compositore elettroacustico e artista audiovisuale; con lui e con i suoi allievi del Biennio, è partito un progetto che mia figlia Eleonora de Logu sta seguendo dal punto di vista coreografico e che io, comunque, supervisiono nell’insieme.
Inoltre sto lavorando a un progetto più a lungo termine, parliamo del 2026-2027, con il compositore Stefano Bellon. Col maestro Bellon stiamo elaborando un progetto che metta insieme musicisti e danzatori.
Tornando a Spazio Danza, nella scuola si formano i danzatori di domani.
Spazio Danza è sicuramente una fucina di giovani talenti. Uno degli ultimi è Francesco Vezzaro che ha studiato con noi fin dall’età di 6 anni. Dopo avere vinto la borsa di studio e avere superato le audizioni, si è trasferito a Milano al Centro Formazione AIDA in cui maestri lo stanno preparando molto bene e ad aprile sosterrà l’audizione per entrare al Teatro alla Scala. Oltre a lui, tanti altri si sono specializzati qui, sia nel classico che nel contemporaneo. Molte nostre allieve si trovano all’estero a studiare, ad esempio all’Accademia di Salisburgo, a Londra, a Roma. Prepariamo i giovani alla carriera professionale e a un certo punto li lasciamo andare, affinché possano seguire il loro percorso nelle accademie e nelle compagnie prestigiose che li hanno selezionati.
Danza è sinonimo di sacrificio e disciplina. E, recentemente, anche di scandali legati alla corsa disperata alla forma fisica. Con tutti i rischi che questo comporta.
È un argomento estremamente delicato perché nella danza sono necessarie doti sia tecniche che fisiche e requisiti particolari. Tuttavia, bisogna fare molta attenzione e noi, qui, a Spazio Danza dedichiamo una cura particolare ai giovani che si trovano in un momento particolare di formazione sia fisica che intellettuale. La danza richiede un grande sacrificio, un grande lavoro, una costante abitudine alle sale e al confronto con lo specchio. È inutile dire che la forma fisica è fondamentale. Ma non si può e non si deve sacrificare la salute per diventare più magri e più agili perché può essere pericoloso.
Abbiamo assistito a problematiche serie che possono insorgere e che bisogna assolutamente prevenire. Nella danza occorre un giusto equilibrio tra un’alimentazione sana e corretta e l’attività fisica che si compie. Tengo a ribadire e lo sottolineo che bisogna mangiare altrimenti non ci si regge in piedi. È necessario curare tutti gli aspetti della salute fisica e mentale per essere pronti ad affrontare un lavoro impegnativo. Viceversa, se non si ha questa preparazione psicofisica a lungo andare si possono incontrare delle difficoltà. I bambini piccoli sono seguiti in modo particolare, alle prime avvisaglie di dimagrimenti o debolezze c’è un nostro immediato intervento.
La professione di danzatore giunge alla fine di una selezione accuratissima.
C’è una selezione severissima proprio perché ci sono molti danzatori che sono agguerriti e vogliono raggiungere l’obiettivo. È fondamentale essere molto determinati e cercare di impegnarsi moltissimo per raggiungere un risultato che consente di emergere dalla moltitudine di chi ambisce a fare di quest’arte meravigliosa una professione e un progetto di vita.
Quale è stato lo spettacolo che l’ha emozionata di più?
Sicuramente è uno spettacolo a cui assistetti molti anni fa nel 1999 al Teatro comunale di Ferrara, lo spettacolo si intitolava “Frida” ed era ovviamente incentrato sull’artista Frida Kahlo. Lo firmava un coreografo austriaco, Johann Kresnik, che è mancato qualche anno fa, uno stile contemporaneo molto forte ed estremo che ho apprezzato moltissimo.
Tra quelli che ho coreografa un posto d’onore ce l’ha “La storia inaudita”, che è stato uno spettacolo per tre coppie di danzatori ispirato da un libro di Dario Fertilio dal titolo “Teste a pera, teste a mela”. Questo spettacolo mi ha particolarmente emozionato e lo porto sempre nel cuore, soprattutto per il percorso che abbiamo fatto con questi sei meravigliosi interpreti. Il debutto fu a Padova e lo portammo in tournée in molti teatri italiani.
Il 15 aprile, in seno alla XVII edizione del Festival “Dance, dance, dance” finanziato dall’assessorato alla cultura del comune di Padova ed Arteven in collaborazione con Spazio Danza, vedremo una particolare versione della “Sagra della Primavera” di Stravinsky.
È nel programma del festival che apre il 10 di aprile e proseguirà fino all’11 di maggio col premio Prospettiva Danza Teatro per i giovani coreografi. Sarà una splendida occasione per rivedere la Sagra della Primavera nella versione della compagnia italiana Dewey Dell.
E chi continua a danzare malgrado il passare degli anni?
La danza non ha età o come diceva Pina Bausch: danziamo altrimenti siamo perduti.