La danza come corpo, testo e soggetto, segno e identità.

E’ la formula da cui muove la nuova edizione di Danza in Rete Festival, l’evento di danza contemporanea che si snoda nella città di Vicenza e nel territorio circostante con spettacoli e approfondimenti teorici che coinvolgono teatri, palazzi storici e spazi urbani.

Under the spotlight, sotto i riflettori, è il titolo dell’ottava edizione del Festival, promosso dalla Fondazione Teatro Comunale di Vicenza, dedicato all’arte coreutica in tutte le sue forme che si articola in tre mesi di intensa programmazione - da febbraio a maggio 2025 - in spazi teatrali e civili di Vicenza e Schio con spettacoli di danza, performances, incontri con gli artisti, approfondimenti, laboratori e masterclass.

Così Under the spotlight si snoda in un programma articolato attraverso 70 appuntamenti di cui 35 eventi performativi con 8 prime nazionali e 14 prime regionali, 22 incontri con gli artisti e di approfondimento con gli studiosi, 8 masterclass, tre percorsi di audience development ed engagement, il laboratorio di welfare community di ricerca e movimento per il Parkinson dance well, eventi performativi e progetti educativi.

Sotto la direzione artistica di Pier Giacomo Cirella con Loredana Bernardi per la stagione di danza, il Festival “mette in rete”, le diverse comunità che costituiscono lo spettacolo dal vivo, ovvero artisti, operatori culturali, critici, spettatori e comunità locali, in una sorta di melting pot nel segno dei corpi e delle loro contestualità, nella mission di scrutare e indagare le differenze da un’altra prospettiva, quale possibilità di contatto e relazione.

Moltissimi i luoghi e gli spazi scenici del Festival che si snoda tra Vicenza e Schio, sia nei teatri che negli spazi urbani delle due città, ma anche in azioni e ospitalità artistiche tese a favorire la mobilità dei pubblici e incentivare un turismo di prossimità. La programmazione tradizionale è affiancata da una proposta outdoor con performance di danza che animano e danno un nuovo volto a siti del patrimonio culturale della città (la Loggia del Capitaniato a Vicenza, il Castello, la Fabbrica Alta e il Giardino Jacquard a Schio). A Vicenza si rinnova la scelta di alcuni luoghi palladiani di grande prestigio, come Palazzo Chiericati, sede del Museo Civico e l’importante Ala Roi recentemente inaugurata, mentre i teatri e i loro spazi (il Teatro Comunale di Vicenza con la Sala Maggiore e il Ridotto, i foyer e i palcoscenici, il Teatro Civico a Schio) rappresentano i luoghi dove la grande danza è ospitata, mentre alcune performance avvengono in sale dedicate alla programmazione contemporanea, come il Teatro Astra e il Teatro Spazio Bixio, luoghi emblematici della sperimentazione in ambito performativo.

Importante novità dell’edizione 2025 è l’Artista in rete, che prevede la realizzazione di residenze creative di ricerca e sperimentazione, commissioni site-specific di opere concepite per creare “dialoghi” negli spazi della città e nel contesto urbano circostante. L’artista scelto per il triennio 2025-2027 è Adriano Bolognino, coreografo partenopeo under 35 tra i più acclamati della scena nazionale e non solo.

Ma altrettanto importanti risultano in questa nuova edizione alcuni elementi tematici come l’interazione tra danza, parola e musica di numerosi lavori (Superstella di Vittorio Pagani, Davidson di Balletto Civile, The body symphonic di Charlie Prince, Cohors di Camilla Monga solo per citarne alcuni); i focus su alcuni grandi temi della cultura contemporanea tra cui il Focus Pasolini, a testimonianza del cinquantenario della scomparsa del grande artista o il Focus la sagra della primavera, per evidenziare la permanenza di questo classico del Novecento nella scena di danza contemporanea; il Focus figure femminili e divine, giocato tra personaggi mitici della tragedia greca e della memoria collettiva, e personalità reali e iconiche che hanno rinnovato la messa in scena come Eleonora Duse e Isadora Duncan. E non da ultimo il ruolo dei giovani artisti (più di 60 danzatori e coreografi under 35 coinvolti nella nuova edizione), in un progetto globale che investe il ricambio generazionale degli artisti e del pubblico.

Così in questa nuova edizione, dopo l’apertura dei francesi Chicos Mambo con Cenerentola, e Balletto Civile con Davidson, a seguire saranno la britannica di origini indiane Seeta Patel Dance - Le Moire + La Sagra della Primavera - (giovedì 27 febbraio), l’elvetico Ballet Junior de Genève in Rooster - Touch Base – Tenir le Temps (mercoledì 12 marzo), la spagnola Compania Antonio Gades (venerdì 11 aprile) in Nozze di sangue, - suite flamenca, e ancora lo statunitense Tulsa Ballet che chiuderà la rassegna nella Sala Maggiore del Teatro Comunale con Made in America (16 maggio). E sul piano delle diverse tendenze stilistiche si esibiranno il Collettivo Giulio e Jari, Enzo Cosimi, COB Compagnia Opus Ballet, Simona Bertozzi, Equilibrio Dinamico, Silvia Gribaudi, per “far luce” sulla scena coreutica nazionale e la sua storicizzazione recente.

E proprio in questa polifonia di voci, in un dialogo serrato tra stili, gestualità e ispirazioni, è la pattuglia di giovani danzatori e danzatrici che muovono su codici e stili diversi: su quelli gestuali e sul tema del pianto e della vergogna sono Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi, sulle cerimonie rituali del mozambicano Vasco Pedro Mirine, la sensualità queer della performer e coreografa canadese Clara Furey, le performance- concerto del corpo “sinfonico” del libanese Charlie Prince, l’interazione di musica, voce e danza nella nuova creazione di Camilla Monga e Valentina Fin, e l’esperienza del vuoto e della solitudine della coreografa vicentina Michela Pegoraro, il nuovissimo lavoro dedicato a Marilyn Monroe del coreografo siciliano Giovanni Insaudo e la creazione sul tema dell’identità della danz’autrice Alessandra Ruggeri. E ancora la performance di matrice digitale della giovane danzatrice e coreografa Francesca Santamaria, il debutto a Schio di Vittorio Pagani con una riflessione sul ruolo dell’artista e il suo essere perennemente in scena e il nuovo lavoro di Sofia Nappi dedicato al valore simbolico del dipinto di Frida Kahlo e il suo doppio. E in chiusura è Danza in Rete Off, le due creazioni ispirate alle figure del mito (rispettivamente alle Baccanti di Euripide e alla Sibilla Cumana) di Michele Ifigenia Colturi e l’originale nuovo lavoro di Simone Zambelli, danzatore e attore feticcio di Emma Dante, dedicato all’assolo di Fokine e all’eterna dicotomia morte/rinascita, per un quadro della contemporaneità coreutica, gestuale e performantica dai risvolti sempre più intraprendenti.